Ci siamo stati, c’eravamo tutti ed eravamo insieme

“Non capisco, tu chi sei?”

“Me stesso.”

“Non mi sembra, nella vita sei diverso. Nella vita non entreresti così in una stanza.”

“E come?”

“Penseresti a qualcosa, avresti uno scopo, non saresti vuoto come dimostri di essere in questo momento.”

“Deriva dal fatto che non so da dove vengo.”

“Ma per piacere! Come si può ignorare da dove si proviene e dove si è diretti!”

“Allora da dove vengo?”

“Questa è bella! Non devo saperlo io, riguarda te!”

L’aria è vaporosa. Erba medica ovunque. Il canto dei grilli. Inizia a piovere. Un odore nuovo è generato dalla terra bagnata, dopo che il caldo l’aveva crepata come in un romanzo di Ammaniti. La natura tutta si inchina per il peso dell’acqua. Il temporale generoso non risparmia l’anziana che fugge dall’orto con due cespi d’insalata nelle mani e i capelli grondanti che le annaffiano il viso rugoso. Nel brusio della pioggia ogni cespuglio, ogni pietra è sola, nessun albero vede l’altro. Ogni cosa è con se’ stessa. Nel rumoreggiare delle persiane nel vento. Nello scalpitio dei gatti che cercano riparo.

Ho lasciato Roma da una settimana. Sono state giornate intense. Il caos della tangenziale è stato sostituito dai festeggiamenti per il mio ventunesimo compleanno. Ci siamo baciati, abbracciati, toccati. Abbiamo passato insieme serate intere, oppure il tempo di un caffè con crema chantilly. Siamo restati muti oppure cantato insieme a Bianco, che con la sua chitarra è sceso dal palco e ha continuato il concerto al nostro fianco. Abbiamo parlato per ore e ci siamo scambiati sguardi complici. Abbiamo soccorso chi era restato con la macchina in panne in piena campagna. Abbiamo ballato a piedi nudi sul prato e scattato foto. Ci siamo lamentati per il caldo o abbiamo prestato giacche. Abbiamo bevuto e confessato segreti osceni. Ci siamo ritrovati dopo un po’ di tempo, dopo essersi evitati. Ci siamo riscoperti e biasimati. Ci siamo amati come se non fossero passati mesi. Abbiamo fatto regali, ma soprattutto ci siamo donati per alcuni istanti, senza egoismo. Ci siamo presi cura di noi, coccolato le ferite e accarezzato le cicatrici. Abbiamo suonato la chitarra sui lettini umidi di fronte alla piscina. Abbiamo ordinato giapponese e lo abbiamo mangiato con la televisione accesa. Abbiamo inviato messaggi e strappato lacrime. Abbiamo raccontato dei nostri viaggi ma siamo tornati a casa. Ci siamo messi in gioco e corso dei rischi. Ci siamo consigliati libri e discusso di cinema. Abbiamo finto interesse e bevuto alcool. Abbiamo raggiunto confidenze che non sono state dettate dal tempo trascorso insieme, ma dalle affinità che ci legano. Abbiamo guidato per ore e stappato spumanti. Abbiamo spento candeline e acceso sigarette. Ci siamo tenuti stretti e guardato il cielo nel tentativo di riconoscere le stelle. Ci siamo sentiti adulti e reclamato le nostre libertà, ma continuiamo a comportarci da bambini e commettere errori. Ci siamo raccontati le nostre vite e abbiamo trovato una soluzione alle nostre paure. Ci siamo tinti i capelli e abbiamo preso il sole. Abbiamo comprato un vestito nuovo e organizzato un viaggio. Abbiamo ricordato quella settimana a Malta. Abbiamo perdonato tradimenti e negato saluti. Abbiamo sofferto e alla fine abbiamo lasciato andare per sempre. Abbiamo ritrovato la felicità con una nuova persona oppure stiamo ricostruendo una relazione. Abbiamo telefonato o lasciato un biglietto. Abbiamo declinato inviti e inventato scuse. Ci siamo voluti bene.

Ci siamo stati, c’eravamo tutti ed eravamo insieme.

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Mi piace immaginare questi sette giorni come una lunga festa dove ognuno ha portato qualcosa di sé. Non riesco a immaginare tutto quanto prescindendo dalle persone che li hanno vissuti con me. I legami sono la cosa più importante che abbiamo.

Smette di piovere e prepotentemente il sole torna ad infiammare le superfici di cemento sparse qua e là nella campagna. Tutto è illuminato.

Cattura 33

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