Adamo ed Eva

Adamo ed Eva. Francesca e Nicolò. Un post per raccontare le relazioni sotto due punti di vista.

Ti ricordi? Camminavamo tranquilli e parlavamo di tutto, come se dieci anni di vita potessero annullarsi sorridendo per le stesse leggerezze. Rieti era insolitamente fresca, e stellata. Oltre un vicoletto in discesa sbucava una piccola piazza. C’era un unico spicchio di luna, il silenzio dentro e fuori le case e due ragazzi inattesi, abbracciati nella maniera in cui si tengono i ballerini che aspettano il tempo giusto per dare inizio a un passo di danza. Shorts di jeans, eppure lei si ergeva diritta e elegante, mentre lui si limitava a sostenerla, fermo e pronto ad accoglierla e a lasciarne vibrare la femminilità. Un uomo e una donna. Sembrava irreale, la scena di un film, il momento giusto per scattare una fotografia per un post sulle relazioni. Due ragazzi, un i-pad, lo squarcio di blu tra le case e una falce di luna crescente. La danza che non è ancora iniziata ma partirà tra un secondo e smuoverà l’aria tutt’intorno e coinvolgerà i passanti che per sottrarsi a quel ritmo volteggeranno inconsapevoli anche loro. È questo l’amore?

Non lo so. Ma so che quando ci siamo avvicinati, prima che la magia fosse davvero iniziata, abbiamo sentito parlare quella ragazza e rimproverare duramente il suo compagno, colpevole di non ricordare neppure un passo di mazurka. Avremmo dovuto starcene invece sulla discesa, contemplarli da lontano, e non avremmo saputo le incomprensioni, i litigi, non avremmo conosciuto la banalità quotidiana; le paure e gli scheletri e i difetti sarebbero rimasti celati dietro il primo sorriso d’intesa.

Un rapporto è tutta una questione d’equilibrio. L’equilibrio tra la volgarità di quello che siamo banalmente da singoli e la forza di un sentimento più alto e raro e importante che ci lega a qualcuno. Allora non serve più vivere come tutti gli altri, si può iniziare a danzare.

Vorrei che l’equilibrio durasse. Che quei due amanti che ho visto una volta per caso sostenersi appena l’uno con l’altra fossero fermi ed eterni.

Francesca.

Giacomo Nee Adamo ed Eva
di Giacomo Nee [visita il sito: http://www.bucobianco.com]

Oppure il vero segreto risiede nel bastarci. Nel sentirci completi senza bisogno di coinvolgere altri. Forse non siamo creati per esser ordinati. Chissà se non siamo che dei pezzi unici, che non meritano la serialità. Forse le nostre abitudini, i nostri piccoli piaceri, le nostre intenzioni, non aspirano ad esser condivisi. Probabilmente siamo nati per riscaldare piatti pronti al microonde, lasciare il letto sfatto, far morire i gerani nelle fioriere del balcone, ammucchiare i vestiti sulla poltrona, far la spesa al discount, collezionare vinili, appendere quadri e comprarne di nuovi. Niente di più. Dovremmo iniziare a non parlare più di sentimenti. Smettere di percepire. Qualcuno dovrebbe insegnarci a svuotare e disimpegnare la mente. Dovrebbero esserci professori del distacco. Del commiato felice. Per trovare gioia nella separazione, nella distanza dei corpi. La forma più sublime dello stare insieme è rimane soli.

Ma buon Dio, percepiamo sempre. Ti ascolto. Ti sento. Nelle parole, sotto le dita, nel pulsare come il movimento del mare. Avanti e indietro, avanzare e retrocedere. La risacca. Il rumore del mare nelle conchiglie che porti all’orecchio, ma anche lì mica è vero. Mica è il mare, è solo aria.

Nulla. Non so. Penso a quei momenti di passaggio, di trasformazione. Gli occhi cambiano con la vita, ti succede qualcosa e cominci a vedere. E vedi oltre la forma, oltre il bisogno di misurare, oltre lo schema, oltre la convenzione. La gente continua a cercare con gli occhi quello che non riesce a vedere col cuore. Tutto comincia ad apparirti per come è, non più filtrato da quello che gli altri vorrebbero tu vedessi. Inizi a credere nei sentimenti, seppur forse non ci sia concesso. Con la mente e l’anima, tesi come archi.

Sentimento. Sentire e mentire. Sarà una predisposizione innata temere questa consapevolezza del sentire. Forse per questo rifuggiamo i legami? Voglio dire, e se stessimo sbagliando tutto, se questo fosse il miglior modo concessoci per essere il più completi possibile? Senti, mento. “Ascolta, ti racconto una bugia.”

Credo che quando un legame unisce due esseri che si amano, dopo un certo tempo, quei due esseri, per dirsi che si amano ancora, debbono mentirsi reciprocamente. Essi non si amano più, sono soltanto attaccati l’uno all’altro da una consuetudine, ma non dall’amore ardente, febbrile che li aveva uniti. L’amore si logora col contatto, con l’attrito quotidiano.

Credo che dovremmo considerare l’amore della nostra vita chi ci ha lasciato soli.

Nicolò.

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