PRIMA HO FATTO UN SOGNO IN CUI C’ERI ANCHE TU

La vita per me è il ripetersi di istanti , non certo una storia che continua ad essere raccontata. Perciò riesco a pensare che in qualsiasi momento si interrompa, forse non ne soffrirei troppo.

Dal finestrino osservo l’aria tranquilla dei passanti. In questa città la bellezza come la sporcizia, le cose normali come quelle originali, stanno tutte insieme, alla rinfusa.

Forse perché non parto per l’estero da un po’ riesco a godermi questa vista.

“Penso che in fondo un viaggio sia tale quando non si protrae per lungo tempo. A un certo punto si deve ritornare.”

Ho parlato senza rendermene conto, come se dovessi scrollarmi di dosso qualcosa. Ultimamente non faccio altro che pensare al significato della vita e roba del genere, ma questi pensieri non mi va di dividerli con gli altri. Tanto anche se uno non parla finisce col dividerli lo stesso. Ma non c’è bisogno di discuterne e capirli insieme. Farlo è sbagliato. Quando si comincia a raccontare qualcosa di prezioso, si consuma progressivamente. Così gli uomini si tranquillizzano, e non si accorgono che di quei pensieri importanti sono rimasti solo i contorni.

Mi viene voglia di sedermi e così entro in un bar che hanno aperto da poco, nel sotterraneo di un grande magazzino. Un gruppetto di anziani parla oziosamente di cose di cui sembra non importi granché neanche a loro. Mentre senza volere li ascolto, mi sento sempre più cosciente.

Torno in strada, cammino lentamente guardando i passanti che si affollano ai saldi, seduti sulle panchine, che mangiano dolci mentre passeggiano, che entrano da soli nei ristoranti cinesi. Coppie, amiche che si incontrano, padri, militari. La debolezza dovuta alla mancanza di sonno, aggravata dalla lunga camminata, mi fa vedere tutte le immagini come al negativo. I richiami dei venditori da un grande negozio di elettrodomestici, le luci soffuse di un pub irlandese, le bancarelle che davanti alle gelaterie vendono le castagne arrostite, le pizzerie. Davanti ai grandi magazzini c’è una folla di persone che si è data appuntamento lì. Nelle enormi vetrine si vedono i nomi dei marchi francesi. Sono tutti così vivi, e come animali che giocano nei campi, incapaci di starsene fermi nella tana, vagano nel flusso della folla.

Mi sento come se mi fossi separato da qualcuno.

Tornato a casa, mentre verso del vino nel calice, ricevo una telefonata.

“Prima ho fatto un sogno in cui c’eri anche tu. Quando mi sono svegliata avevo gli occhi pieni di lacrime.”

“Cosa?”, ho detto.

“E’ una cosa che è veramente accaduta. Eravamo in spiaggia, tutti e tre, avevamo montato l’ombrellone, noleggiato le sdraio, e tu che avevi più o meno quattro anni, piagnucolavi perché avevi sonno. Ti ho fatto stendere sulla sdraio e anche se eri ancora bagnato dall’acqua di mare ti sei addormentato profondamente.”

Mentre sento la storia, quel momento torna alla mente con chiarezza: il mio piccolo corpo tutto impregnato d’acqua, il costume della mamma bagnato, il sonno, il caldo, quella sensazione terribilmente spiacevole.

“Che triste, vero?”

“Sì, è triste.”

img

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...