BOLOGNA

Ogni luogo possiede la sua narrazione e quella di Bologna è defilata e discreta.

Sul far della sera i portici e i loro negozi hanno un’aria un po’ svogliata. Nell’orario in cui i clienti aumentano e bisogna prepararsi per la chiusura, i negozianti sembrano tutti flemmatici, seppur continuino a muoversi a destra e a sinistra. No so perché, ma questo momento della giornata mi piace. Veder affiorare sui volti delle persone il peso della loro quotidianità mi rasserena.

C’è qualcosa di erotico nel tramonto di Bologna, con questa impudica assenza di nuvole, il sole, il vento freddo. Tutto sembra fatto apposta per spingere le persone a cercarsi e abbracciarsi. In questo rosso sconfinato viene voglia di sedersi a lungo in Piazza Grande e abbandonarsi a una conversazione senza termine, come se fosse l’unico posto al mondo dove poter parlare liberamente.

Non saprei come definire la particolare sensazione di benessere che provo a parlare con Sara di argomenti senza importanza; non è come stare in famiglia, non posso neppure dire che mi diverta. Semplicemente, si crea sintonia. Perciò preferiamo parlare per ore, o anche restare in silenzio. Gli occhi con cui la fisso possono sembrare quelli di un innamorato. Lo sguardo caldo di chi è attratto come da una calamita. Ma non è uno sguardo affamato, piuttosto quello di chi guarda qualcosa di prezioso.

“Forse sarebbe ora di andare”, e in pochi minuti Piazza Grande sparisce alle nostre spalle, insieme all’ombra di Lucio Dalla impressa su una facciata arancione.

“A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io

A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io”

Rientriamo a casa accompagnati dal fischio del vento e il rumore delle fronde degli alberi. I rami si stagliano contro il cielo vermiglio, ancora più rossi, formando un delicato merletto che trema leggero. Le cortecce sono calde. A Bologna i suoni della natura, anche quando sono molto forti, riescono a infondere tranquillità nelle persone. Nel palazzo di Sara gli altri inquilini devono ormai aver finito di cenare, e si è fatta l’ora di accendere la tv e rilassarsi. Si percepisce il mormorio tipico e intimo della vita in famiglia, mentre le luci dello schermo si riflettono sul vetro della finestra.

Ogni persona dispone di due vite, che non si avvicendano ma scorrono parallele. Una è la vita corrente, l’altra è la vita ulteriore. La prima vita è quella che accade anche senza volerlo, spontaneamente. La seconda è la vita che ciascuno di noi pensa e sogna.

Gli occhi di Sara non sono più quelli dolci e vaghi di una volta, ma ha lo sguardo penetrante di una donna che conosce la solitudine e l’indipendenza. La giovinezza è sentirsi soli anche se si ha una casa in cui tornare, anche se si è amati. Tuttavia non è cambiato il fatto che quando sorride il suo viso semplicemente si illumina. E’ dolce come i boccioli dei ciliegi che a primavera si schiudono.

Lasciarsi qualcosa alle spalle significa che si possiede tanto.

Io che in famiglia ho dovuto scegliere il ruolo del figlio sprovveduto e distratto, forse ho trovato in lei l’unica persona capace di tirar fuori la mia vera natura, quella di chi ama appoggiarsi a qualcun altro.  Siamo troppo piccoli per vivere solamente per noi stessi.

A Bologna la bellezza è sempre in attesa, senza fare distinzione per nessuno.

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