PER ME CHE HO UN POSTO DOVE TORNARE

Le scoperte più memorabili sono quando nelle cose ci entriamo dentro di persona e le facciamo nostre da soli.

“Questo è lo spazio
Che ci hanno concesso
Ti giri e mi dici che a te può bastare
Se è grande abbastanza per potersi sdraiare.”

Adesso l’unica cosa che conta per me è continuare a vivere come sto facendo. Vivere così, a Roma dove non sono nessuno, sballottato qui e là come una medusa, nel colore trasparente del cielo che dall’inverno passa alla primavera. Se di giorno vado in giro per la città posso trasformarmi in una turista. Poiché qui sono solo e la mia sensibilità è resa più acuta dalla tristezza, tanto che percepisco i cambiamenti della stagione in modo così vivido che potrei toccarli. Non so da quanto tempo non assaporo una primavera così luminosa. E poi per me che ho un posto dove tornare, in fondo la depressione è un capriccio.

Io credo che essere nato nella mia città e andare d’accordo con la mia famiglia, sia il mio patrimonio e anche il mio destino. Sembrerà un po’ mistico, ma penso che sia l’ambiente in cui io stesso, non so dove e quando, ho scelto di nascere. Solo che mi sto prendendo un momento di pausa.

Quando sono lontano da casa, pensare a persone che fanno parte della mia quotidianità mi provoca sempre tanta nostalgia e mi chiedo perché accada. Chissà se è la stessa sensazione che provano i morti pensando a chi è ancora in vita. Se così fosse, allora la morte non sarebbe un dramma eccessivo. Si, forse è triste, ma è una tristezza dolce, come un maglione lavato da poco, come una tazza di latte caldo, come le cartoline o le lettere scritte a mano.

Non mi sono mai soffermato a pensarci, ma ho la sensazione che nel fatto di trovarmi in questa predisposizione d’animo ci sia qualcosa di inevitabile, come se per una serie di combinazioni, tanti fili lontani staccati si fossero improvvisamente collegati e poi siano stati tirati di colpo insieme in uno stesso punto. Da parte mia non ho fatto nulla perché accadesse, non sono insoddisfatto, non cerco un cambiamento.

Ho la sensazione che io sia immerso sempre solo nel mio mondo interiore e che fatichi a proteggerlo. Da qualche parte dentro di me provo invidia per gli altri. Penso che le persone che vivono con tenuità hanno avuto la possibilità di trattare con leggerezza l’amore, di sprecarlo senza problemi, perché sanno che, come l’acqua del rubinetto, per quanto possa scorrere non si esaurisce mai. Ma ho anche capito che al mondo non esiste nessuno che non abbia ricevuto ferite a causa dell’amore. Quindi non sono affatto speciale, che la differenza è solo tra le persone che i problemi li affrontano bene e quelli che non ne sono capaci, che tutti sono allevati con il culto dell’amore e ne vengono condizionati. Nessuno sfugge a questo destino.

Il cielo splende azzurro e innocuo, le nuvole si stendono lisce come pennellate bianche, la scia di un aeroplano resta sospesa disegnando un cerchio nel blu e il vento soffia lassù in alto. In questo momento, dimenticando anche la stanchezza, lo sento con tutto il mio corpo: se le cose vanno bene come sono, non è il caso di cambiarle. Sono convinto che per essere felice, mi basterebbe vivere in modo normale. E se l’uomo è ciò che percepisce, capisco di andare nella direzione giusta.

Burri

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6 pensieri su “PER ME CHE HO UN POSTO DOVE TORNARE

  1. È proprio un articolo che dimostra quanta sensibilità quanta dolcezza e quanto sai dire nel modo migliore. Ciò che è vero nella vita. Ti ammiro molto per come sai scrivere

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