I TUOI TRAMONTI

Ho messo giù il telefono e sono entrato in doccia. L’acqua gelida si getta sul corpo caldo,  mentre le chiazze paonazze lentamente si attenuano. Avverto la percezione di disinquinare le emozioni. Ma è uno stadio transitorio: la malinconia non finisce nella doccia come succede negli sceneggiati. Nessuno ne parla, però insieme al desiderio di tornare alla vita di sempre, nella stessa misura si cela la triste atmosfera della fine, una cosa minima, lieve, di cui quasi non ci si accorge.

Prendo una maglietta grigia dall’armadio, di quelle che tengo per le emergenze, usate come pigiama da chi si ferma a dormire da me. Ed esco di casa.  Nel pianerottolo incontro la tipa bionda con cui va a letto il mio vicino. A forza di incontrarci così spesso, a un certo punto abbiamo cominciato a salutarci, senza neanche sapere chi è stato a farlo per primo.

“Sei dimagrito?”

Sorrido e lascio che entri in ascensore prima di me, “no. Non credo.”

“Stai bene?”

“Non lo so.”

Mi prende la mano. E restiamo immobili fino al piano terra. Due semi sparsi sulla vastità della terra che per un caso incredibile si impigliano in uno stesso filo sottile e finiscono con l’incontrarsi, accada quel che accada. E’ una sensazione che ormai conosco molto bene.

“Lo splendore delle azioni degli uomini, intrepidi o sciocchi che siano, resta per sempre.”

“E’ una bella frase”, la saluto con un cenno degli occhi. Poi salgo in macchina.

“Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini.”

Percorro un lungo tratto di tangenziale. Esco a San Lorenzo e resto parcheggiato sotto la sopraelevata. Rimango ad osservare i fiocchi di strade che si allungano sopra la mia testa e decido di non andare oltre a immaginare il futuro, nel bene e nel male. L’unica cosa, e credo di non sbagliarmi, è che sono felice di essere vivo e di aver potuto vedere tutto in compagnia. Com’era stato per il tramonto dalla Terrazza Caffarelli. Quel giorno la sera pian piano portava con sé la notte. A oriente, ormai cominciava a mostrare la sua fievole figura un indaco intriso nel profumo della notte. Gli uccelli si affrettavano sulla via del ritorno attraversando in lontananza quel cielo così alto. La luna, ondeggiando leggermente lontano nel cielo, era una bianca tenda di pizzo. Fluttuava tranquilla nelle tenebre che proseguivano all’infinito con un curioso aspetto artefatto.

E poi ho continuato a pensare a quel giorno. In un gesto banale, ad esempio nei momenti in cui scorrevi i messaggi sul cellulare, durante i tragitti in macchina o quando fotografavi il cielo, la tua passione per cose belle eppure semplici, lasciava intravedere un bianco barlume, come un piccolo, piccolissimo diamante incastonato di fianco a uno smeraldo e a un rubino.

Cose di questo genere, ricordo.

“Concediti la leggerezza”, mi ha detto Corinne. Chissà come funziona.

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di Aria Gentili – @ariagentili

 

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