LE VITE CHE NON HO VISSUTO, HANNO VISSUTO ME

L’amore è un avanzo lasciato dal passaggio. Non è aria ma sale, quello che resta dopo il sudore.

“Senza una meta

senza una strada

con gli occhi lucidi

e la sigaretta

tra le tue dita di seta.”

 

Roma è il posto da cui parto e provengo. E’ necessario vivere come se ogni fine, anche questa fine, sia soltanto un inizio.

Me ne sto al riparo dal sole che schiaccia a terra anche le ombre. Lungo i portici di Bologna le voci si squagliano per non buttare via il poco respiro rimasto. I corpi dei vecchi e dei bambini rinsecchiscono e si torcono per sottrarsi alle zanzare. “Acqua d’curri, tott i mael la porta vi”, dice l’uomo che vive in una stanza al primo piano marciapiede con moglie, figlio e padre anziano.

Via Piella è abbagliata di luce, raddoppiata dal riflesso sull’acqua; ci sbatte sopra e poi rimbalza addosso. Finalmente un po’ di vento è sceso fino in strada strisciando giù dai muri, tra le torri che ingombrano il cielo. Mi siedo sul marciapiede, appoggiando la schiena al muro, e succhio a faccia in su un po’ d’aria dalle mammelle secche di Agosto. A palpebre calate, così prendono fresco pure loro.

Bologna è una promessa che si ripete con infinita dolcezza e attraversa il giorno senza malinconia.

Rimango qui, avvolto nel sudore, pensando a tutto quel che è stato, a quel che non sarà più, accettandolo come accetto di aver lasciato Roma. Soltanto così posso davvero ricominciare, come se ne va un alito di vento: c’era, è passato, non c’è bisogno di voltarsi per salutare.

Ciò che si cerca non è mai al traguardo, ma lungo il cammino. Ripenso alle strade percorse, a tutte le direzioni che non ho mai preso. Che credo di non aver preso: perché le vite che non ho vissuto, hanno vissuto me. Mi hanno occupato, consumato. La mia esistenza è piena, anche nel non vissuto.

Percepisco di aver acquisito la capacità di scegliere sempre la libertà, di consumare soltanto il necessario e ciò che è necessario per il piacere, di non legarmi a nulla, di saper perdere persone e battaglie senza perdermi, di non credere in idee e fedi che mi sono state date alla nascita, di sentirmi un ragazzo senza troppo passato né avvenire, ma con un’irrinunciabile attrazione verso il presente: inafferrabile, imprevedibile, disarticolato dal suolo e dal tempo. Sento di essere in sintonia piena e pura con l’esistenza.

Le cose vanno, cercano un’altra vita. Seguendole, a volte, troviamo noi stessi. Perdere è come arricchirsi: scoprire che si avevano false necessità, affrancarsi da pesi e bisogni. Si può rimanere senza qualcosa e stare meglio di prima, soprattutto se quella cosa è stata donata ad altri. Perdere è avere un’occasione.

Oggi sono carta assorbente, Bologna m’impregna del suo inchiostro.

La vita conta sul molteplice, ognuno è l’esemplare di un’immensità che va sprecata. Vale soltanto quel che ancora può essere.

FONTANA
La Aggy [seguila su Instagram: @la_aggy ]
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