ESSERE ALLO STESSO TEMPO COLUI CHE FUGGE E COLUI CHE TORNA

C’è qualcosa di strano in questo modo di guidare che si sperimenta quando la partenza e l’arrivo coincidono; sembra quasi di viaggiare senza partire mai.

“Roma stasera
Mi prendi dal collo
Mi tieni in ginocchio
Mi bagni
E poi mi lasci per terra”

Roma, 26 Agosto 2018

Percorro il Grande Raccordo Anulare per l’ultima notte. In questo andare intorno ho la percezione, nel breve compiersi di poche ore, di essere allo stesso tempo colui che fugge e colui che torna. Mi sembra quasi che girare ai limiti di Roma sia un modo per provare a restituirle unità. C’è sempre qualcosa che cerco di trattenere e che poi fugge via. Le strade consolari, i quartieri abusivi, gli svincoli, gli acquedotti, le grandi gru con i loro nasi lunghi, i rom e i migranti.

Nel giro urbano, in quell’andare circolare intorno alla città, si sale senza pensare, senza aspettarsi nulla. Deve essere quasi un modo per riappropriarsi di qualcosa che prima si aveva, poi si è perduto e poi di nuovo si è riusciti a riconquistare.

Come spesso accade, sono venuto per avere e ho finito per dare.

fernando cobelo 1
di Fernando Cobelo – @fernandocobelo

Roma, 27 Ottobre 2018

A Roma non deve succedere nulla, basta che il sole sorga al mattino e cali alla sera, e non c’è bisogno di altro. Una parte di me continua a vivere qui, pensando all’infinito come quando succhi a lungo una caramella dolce.

Sono contento, ma mi chiedo se sia tutto a posto. Credo di sì, ma quando al buio guardo il mio riflesso nella finestra della stanza mi vedo diafano come un fantasma. Ho capito che sono ancora giovane, che la vita deve ancora iniziare. E a furia di pensarci, il tempo ha cominciato ad apparirmi estremamente prezioso. I frutti che porterà il futuro dipendono da ciò che farò adesso.

A Roma si diventa prudenti, nervosi, e questo la gente di altre città non lo riesce neanche a immaginare. Ho la sensazione che dietro a ogni cosa ci sia un tempo prestabilito; e penso che sia un bene. Se fossi rimasto solo un altro mese, non sarei più riuscito a lasciarla. La mia vita funziona solo in un contesto di prova infinita, tra le mie debolezze e le difficoltà. Roma era il mio paradiso di asfalto, prati e calore umano; ma era arrivato il momento di uscirne. Il destino mi aveva fatto vivere in una città complicata per aiutarmi a diventare sensibile, ma adesso ho dovuto restituirla a qualcun altro.

E’ un po’ come quando siamo di fronte a una mappa: basta porsi alla giusta distanza e si vede tutto con chiarezza. Deve essere andata così.

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