FORMARE UN UNICO STRATO DI PELLE

Ci convinciamo che non sia necessario perdonare ogni singolo errore né imparare ad apprezzarli, ma ci limitiamo a perdonare solo l’indispensabile.

Rebecca e io passeggiamo nel solito quartiere, chiacchierando come sempre di cose insignificanti. Sono rilassato, ma percepisco anche una lieve tensione. La sensazione che ogni cosa che diciamo, le nostre conversazioni, si potrebbero interrompere in qualsiasi momento. Questo le rende preziose.

Siamo insieme, eppure siamo così lontani. Provo un senso di dolce solitudine, come quando ci si sciacqua il viso con dell’acqua gelida.

Restiamo in silenzio, come una coppia che si ama segretamente, conservando un vago desiderio di poter vivere insieme ancora una volta.

Le voglio bene. Mi pesa, mi secca, ma mi ripaga pienamente, anche. E’ come levare gli occhi al cielo. O guardare un mare di nuvole luminose dal finestrino di un aereo. E’ così bella da somigliare alla tristezza. Alla sensazione che si prova quando ci si rende conto che il tempo che ci è concesso è poco.

La notte avvolge la città trasformandola in una profonda voragine e solo il contrasto con i lampioni ne suggerisce la presenza. Sembra, in alcuni momenti, che il paesaggio sia più scuro; ma è il filtro della nostra sensibilità a determinarlo, perché le cose, in realtà, sono sempre le stesse. Esistono, soltanto questo.

C’è qualcosa di malinconico e qualcosa di forte nell’aspetto di Rebecca, e non posso fare altro che continuare a guardarla. Ci ascoltiamo e sembriamo collegati come a formare un unico strato di pelle. I nostri movimenti sprigionano un bagliore luminoso.

“Come stai a Bologna?”, il suo braccio è sottile come un pezzetto di legno, eppure emana calore.

“Non so spiegare perché, ma è come se provassi un senso di colpa che tende a danneggiarmi. Mi basterebbe avere anche solo per una volta il presentimento di fare la cosa giusta, e allora sarei tranquillo. Indipendentemente da cosa realizzerò.”

“Anche a me pare di vivere così.”

“E’ bello ritornare a casa insieme.”, non mi sento triste quando sono con Rebecca, ma tendo ad attribuire più valore al tempo. E’ tutto bello, tranquillo. Ho la sensazione che un solo elemento estero sia sufficiente a mandare in frantumi il nostro mondo delicato. Il nostro legame è saldo, ma anche chiaramente fragile.

La città è immersa nel silenzio, come se avesse inghiottito tutti i rumori. Nel solito quartiere non facciamo in tempo a chiederci chi siamo o non siamo, che già l’alba ci sorprende. Semplicemente diventiamo adulti, lungo il cammino, facendo delle scelte, e non importa che lo si desideri o no. Ciò che conta è scegliere per se stessi.

a pelle

 

 

 

 

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